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Luoghi da visitare


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POLICASTRO B. |
Nel IV sec.a.c. i greci fondarono PIXOUS(Bosso).In seguito queste popolazioni si fusero con le popolazioni lucane dell'entroterra(Roccagloriosa).I romani la chiamarono BUXENTUM.Il paese, nel corso dei secoli, ha subito varie dominazioni e distruzioni.Nella metà del XV sec.passò alla famiglia Carafa che ne resterà proprietaria sino alla destituzione della feudalità. Da vedere le mura di cinta(471 a.c.)e soprattutto la Cattedrale che è uno dei monumenti più antichi della Campania e d'Italia.
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Certosa di Padula |
La costruzione della Certosa di San Lorenzo in Padula, che faceva parte della provincia cartusiana "Sancti Brunonis", fu voluta e finanziata a partire dai 1306 da Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano, sotto la supervisione organizzativa dei Priore della Certosa di Trisulti (Frosinone),
Tommaso aveva acquistato, in precedenza, dall'Abbazia di Montevergine un'antica grància già dedicata a San Lorenzo, costituendo il nucleo originario su cui realizzare il cenobio. Diverse furono le ragioni che spinsero il Conte ad una tale realizzazione: accanto alle motivazioni ufficiali di ordine religioso e devozionale, di sicuro ve ne furono altre di prestigio e di convenienza. Certamente determinante fu la comune origine francese dell'ordine monacale e degli Angioini, sicché i regnanti non poterono non gradire l’appoggio dato a quell'ordine, aristocratico e colto, tant'è che, dopo qualche tempo, Tommaso Sanseverino fu nominato connestabile dei Regno da Carlo II lo Zoppo. Altra ragione fu certamente dettata dalla necessità di bonificare dalle paludi le proprietà nel Vallo di Diano; d'altro canto, nel Medioevo, spesso furono proprio le grandi organizzazioni monastiche ad occuparsi di questo servizio e un gruppo come quello certosino si prestava bene anche a questo scopo. Un intreccio di motivazioni diplomatiche e pratiche, quindi, portò la famiglia Sanseverino ad interessarsi in particolare di questo ordine tanto da proteggerlo almeno fino all'inizio dei sedicesimo secolo. |
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Teggiano |
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Tra i centri storici della Provincia di Salerno, Teggiano (m. 637 s.l.m. e 8.348 ab.) è certamente quello che ha conservato meglio la sua antica fisionomia di roccaforte ed è con tale aspetto che si presenta a chi raggiunge il suo Centro Storico. |
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Caselle in Pittari |
| CASELLE in PITTARI (dal latino Casella-piccola casa- e da pitere- che in dialetto locale significa pietra- Pittari e il monte su cui sorge il paese.Caselle in Pittari, nel parco Nazionale del Cilento-Vallo di Diano è una zona di interesse paesaggistico(FOTO) e speleologico(Inghiottitoio del Bussento nel quale si riversa il fiume Bussento per poi riemergere -risorgenza-dopo circa sei Km, nei pressi di Morigerati; dell’Orsivacca, del Caravo e del Cozzetta).Il fiume Bussento è l'unico fiume interamente italiano con queste caratteristiche perchè il fiume Timavo è fra Italia e Istria |

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Casaletto Spartano |
| Paese dalla storia millenaria,conserva intata la vecchia struttura.Nel territorio si trovano numerose grotte carsiche e sentieri paesaggisticamente interessanti.Stupenda eè la cascata dei Capelli di Venere. |

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Morigerati |
Il fiume Bussento che nasce dal Monte Cervati,nei pressi di Caselle in Pittari si inabissa in un inghiottitoio per riapparire, 6 Km circa più a sud, sotto l’abitato di Morigerati. La zona è una delle più belle e di maggior pregio naturalistico.E' possibile visitare la risorgenza del Bussento rivolgendosi alle guide.
Da vedere: castello baronale, museo della civiltà contadina, grotta e risorgiva del Bussento. Centro visite con area attrezzata pic-nic.
Apertura: tutto l’anno dalle ore 10.00 alle 17.00 |
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MARATEA |
ll paesaggio costiero di Maratea, tipicamente mediterraneo, è un incredibile alternarsi di ripide falesie, promontori a picco sul mare costellati da magiche calette, minuscoli lembi di sabbia lambiti da un mare cristallino. La costa è molto alta e frastagliata, ricoperta da una macchia mediterranea dalla quale spuntano grandi agavi fiorite. A regalare sensazioni indimenticabili sono i panorami che hanno incantato i visitatori di ogni tempo: ripide ed aspre falesie protese verso il tramonto, spiagge incantevoli un tempo rifugio dei pescatori, dolci promontori ricoperti da una lussureggiante vegetazione che quasi lambisce le acque del mare, magiche cale frequentate dal martin pescatore e dall'airone cinerino, innumerevoli grotte carsiche, spesso invase dal mare, un tempo nascondiglio dei pirati saraceni ed oggi luogo di affascinanti esplorazioni |
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SCARIO |
Tratto da
"Da Scario agli Infreschi. Guida a una costa dolomitica"
di
Angelo Guzzo - Luciano Colombo
Primo insediamento
Secondo la tradizione locale, intorno all'anno 1000 a.C., alcuni popoli sabellici sarebbero giunti in queste plaghe e, attratti dalla mitezza del clima e dalla bellezza del sito, vi avrebbero trasportato i propri armenti ed eretto l'ara delle loro divinità.Tali popolazioni sarebbero rimaste in questi luoghi per circa cinque secoli, fino, cioè, all'inizio della grande espansione coloniale ellenica nell'Italia meridionale. Nel 470 a.C. i Greci di Clistene, in cerca di nuove terre da coltivare e di nuovi approdi per i loro traffici, sarebbero stati gettati da una furiosa tempesta nella Marina dell'Olivo ed avrebbero messo in fuga i pacifici Sabelli, costringendoli a rifugiarsi sui monti. Clistene, attratto dal fascino del paesaggio, così somigliante a quello della madre patria, si sarebbe stabilito sul posto con i suoi compagni,dando vita ad un piccolo villaggio cui avrebbe posto il nome di Skaiòs, termine che significava "poco propizio", "sfavorevole", ad indicare, evidentemente, la triste circostanza del naufragio. L'esistenza di tale insediamento è assai attendibile in quanto, nel 1924, nel corso di scavi operati per la costruzione del cimitero di Scario, furono rinvenuti presso la Marina dell'Olivo alcuni reperti archeologici risalenti ad epoca remotissima. |
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SAPRI |
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La città di Sapri ha origini molto antiche e viene considerata il cuore del Golfo di Policastro, un tempo chiamato ”Sinus Laus”.
Sapri è nota soprattutto per la tragica Spedizione di Carlo Pisacane del 28 giugno del 1857, ricordata in versi dalla famosa poesia la ”Spigolatrice di Sapri“ di Luigi Mercantini.
Ogni estate, la spedizione viene ricordata da una rievocazione in costume dello sbarco. |
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L'AREA ARCHEOLOGICA DI ROCCAGLORIOSA |
Le evidenze archeologiche di Roccagloriosa: un insediamento lucano tra il Vallo di Diano e il golfo di Policastro
L’abitato lucano di Roccagloriosa è posto, a ridosso della dorsale dei Monti Capitenali, nei pressi di una direttrice viaria che consentiva il collegamento tra il Vallo di Diano e il golfo di Policastro (fig. 1). Le intense attività di scavo compiute da Mario Napoli prima e, successivamente, dall’equipe diretta da Maurizio Gualtieri, hanno consentito di conoscere le principali fasi insediative del pianoro su cui verrà impiantato, a partire dalla metà del V secolo a.C., l’abitato lucano[1]. Resti di abitazioni, infatti, risalenti alla seconda metà del V secolo a.C. e che furono completamente rase al suolo nel corso del IV secolo a.C., permettono di capire che qui i Lucani impiantarono un insediamento di cui, purtroppo, non si conosce l’organizzazione urbanistica[2]. |
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VILLAMMARE |
Villammare era denominata "Petrasia", toponimo di origine greca, che indicava un gruppo di case costruito nei pressi del mare. Il suo sviluppo e' iniziato negli anni cinquanta con un rapidissimo incremento urbano, che ha occupato tutta la zona alle spalle del vecchio borgo marinaro e che oggi, con il suo bel lungomare, rappresenta una delle zone piu' belle della cittadina. Villammare ha ottenuto nel 2001, 2002 e 2003 l'ambito e prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu d'Europa per la salubrità del luogo ed i servizi offerti. Il borgo di Villammare è anche ricco di tradizioni secolari visibili al turista ad esempio l'antica torre di avvistamento costruita per difendere la cittadina dalle incursioni dal mare di vari popoli predatori.
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Le grotte di PERTOSA |
Le Grotte dell'Angelo
Il lavorio incessante della natura da 35 milioni di anni, ha creato quella che oggi è una magica esperienza alla portata di tutti: le Grotte dell’Angelo a Pertosa. Il sito delle Grotte dell’Angelo attrae ogni anno migliaia di visitatori che scelgono questo luogo per diversi aspetti che vanno dall’interesse naturalistico, speleologico a quello archeologico che ne fanno uno dei siti più importanti della penisola. Oggi è possibile seguire ed ammirare i tragitti che si snodano per circa 3000 metri sotto l’imponente mole del massiccio degli Alburni. Il tratto iniziale delle Grotte è invaso dalle acque del fiume Negro, un fiume proveniente dalle più recondite profondità che offre un affascinante ed inconsueto viaggio in barca fino a raggiungere un piccolo approdo dal quale ci si inoltra nelle viscere della terra immersi in un silenzio magico, laddove luci ed ombre si incontrano e si confondono in un gioco sempre nuovo, rimanendo incantati dallo scrosciare della grande cascata naturale. L’ambiente è surreale, cunicoli, gallerie e caverne si aprono dinanzi all’occhio del visitatore che indugia sulle superfici circostanti scoprendo come gruppi di stalattiti e stalagmiti si modellano di volta in volta in forme misteriose, cui spesso la fantasia ha assegnato un nome. Immaginare soltanto il tempo che impiega una stalattite o una stalagmite per crescere di un solo centimetro da l’idea dell’enormità del miracolo che la natura ha compiuto e continua ancora oggi. Sono previsti diversi percorsi, che permettono a tutti di visitare zone diverse delle Grotte con modalità differenti a seconda del tipo di interesse godendo di una temperatura interna costante tutto l’anno di 16°, con la serenità di essere sempre accompagnati da personale esperto. |
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PAESTUM |
Paestum (fino al 1926 Pesto) è un'antica città della Magna Grecia, sacra a Poseidone (dal quale fu chiamata Poseidonia) ma devotissima anche a Hera e Atena. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e romana poi. |

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VELIA(ELEA) |
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La città di Velia, il cui nome greco era Elea fu fondata dagli abitanti di Focea, una città greca dell’Asia Minore conquistata dai Persiani. Secondo Strabone, un autore di origine greca vissuto al tempo dell’imperatore Tiberio, i focei conquistarono una città dell’Enotria, (il nome con cui i greci indicavano il meridione d’Italia il cui significato è paese dei vigneti), e ne fecero la loro patria. In effetti sull’acropoli sono stati ritrovati i resti di un piccolo villaggio e questo avvalora la testimonianza di Strabone. La felice posizione geografica, situata al centro dei traffici molto intensi tra Grecia ed Etruria, trasformò Elea (Velia) in una tra le polis più ricche della Magna Graecia. |
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